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Conversazione con Mariano Bocchini “Il riscatto del Sud - La parabola del Mezzogiorno”
 
     
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lun 01-02-2016 13:00, n.7136 - letto 752 volte

Conversazione con Mariano Bocchini “Il riscatto del Sud - La parabola del Mezzogiorno”

Alla Fondazione Gerardino Romano il prossimo 3 febbraio

dalla redazione

Mercoledì 3 febbraio, alle ore 18.30, la Fondazione Gerardino Romano, presso la sede sociale di Piazzetta G. Romano 15, Telese Terme (BN), ospita il dott. Mariano Bocchini. All’incontro, coordinato dal prof. Felice Casucci, si presenta il libro Il riscatto del Sud - La parabola del Mezzogiorno, Edizioni Realtà Sannita, 2015. Il volume nasce dal desiderio di raccontare la storia della propria terra a partire dal suo periodo d'oro fino ad arrivare al suo attuale stato di crisi. Nell’introduzione, l’Autore chiarisce che non ha alcuna nostalgia delle monarchie, ma solo il desiderio di tentare di conoscere la verità storica del Risorgimento in rapporto al quale - e soprattutto in rapporto a ciò che qualcuno ha definito 'il grande imbroglio del Risorgimento' - mettere in risalto la grande storia del mezzogiorno d'Italia, ora diventata una sorta di colonia del nord, attraverso la memoria delle più rilevanti vicende della storia meridionale. Dalla quarta di copertina: Nove secoli di storia dell'Italia Meridionale, tra Normanni, Spagnoli, Francesi, Borbone, Garibaldi e Regno d'Italia fino alla Repubblica. Una carrellata con l'Autore sempre presente con puntualizzazioni, pareri, chiose. Sullo sfondo un sentimento, e insieme un'esigenza: che il Mezzogiorno non rinunci alla sfida del suo riscatto.
Tutti i video relativi agli incontri settimanali sono visibili sul sito della Fondazione (www.fondazioneromano.it) nella Sezione “Mercoledì culturali”.

Mariano Bocchini vive a San Giorgio del Sannio. Ha conseguito la laurea in Scienze Geologiche presso l'Università Federico II di Napoli. Già ricercatore scientifico presso il Centro Sperimentale Metallurgico di Roma, ha avuto lunghe esperienze di lavoro nella Repubblica del Congo (allora Zaire) per lo studio dei materiali ferrosi. Da sempre appassionato cultore di studi storici ha collaborato con numerosi giornali e riviste specializzate. Ha pubblicato: Risorgimento sconfitto, in Risorgimento e questione meridionale, a cura di Raffaele Matarazzo, Edizioni Vereja 2011; Nicola Nisco, un liberale tra le contraddizioni del Risorgimento italiano, Edizioni Vereja, 2011; a quattro mani con Paolo Serino Le radici del secondo Risorgimento, Edizioni Il circolo, 2011; Grazia Maria Riola e le donne di casa Mancini (a quattro mani con Pompilio Dottore), Edizioni Il Papavero, 2013; San Giorgio del Sannio 25 luglio 1943 - 2 giugno 1946, Edizioni Comune di San Giorgio del Sannio, 2013.


 
 

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n.554 - ha scritto Lucio Garofalo  18-08-2016 12:07:28  
Ho letto "Lettera a un Giudice" di Paolo Saggese. È un bel romanzo epistolare che racconta l'amara vicenda, non autobiografica (almeno così precisa l'autore), di un "secchione" (inteso qui in un'accezione simpatica) che, non essendo raccomandato, fallisce la prova di un concorso per dirigenti pubblici, per cui decide di rivolgersi ad un magistrato per offrire libero sfogo al suo sdegno contro la corruzione della società. La trama narrativa è ambientata in un paese immaginario denominato Repubblica dei Pomodori. L'idioma nazionale è il pomodorese, i gendarmi sono pomodoresi, tutto è pomodorese. Certo, l'autore non sembra essersi arrovellato troppo l'immaginazione per inventare nomi di fantasia. Non mi pare originale l'idea ispiratrice che stimola la narrazione. La passione per il grande scrittore siciliano (Leonardo Sciascia) si evince dai frequenti richiami alle opere e ai personaggi sciasciani: Candido, A ciascuno il suo, Il giorno della civetta ed altri contenuti nel romanzo. Il tratto che forse risulta meno originale, risiede in uno spunto ideologico moralistico ovvero (come si direbbe oggi) giustizialista. Questa valutazione critica non vuol essere affatto una stroncatura nei confronti della prima fatica letteraria di questo autore mio conterraneo. Il quale è un intellettuale esperto in lettere classiche, umanista e critico letterario, per cui non potrei competere con l'autorità e l'erudizione dello studioso. Non possiedo la perizia necessaria ad esprimere un giudizio pertinente a livello tecnico-letterario. Mi limito ad osservare che il registro stilistico del romanzo, per quanto lieve e scorrevole, nient'affatto stucchevole, né volgare (ed è già tanto di questi tempi) non risponde al mio personale gusto estetico. Trattasi di un giudizio soggettivo e relativo. Il romanzo si legge tutto d'un fiato, non è mai tedioso, ma non sono riuscito ad intravedere il fuoco che infiamma il genio, l'inquietudine o il pathos che assale lo "spirito guerriero" dello scrittore. Per me la letteratura e l'arte non sono uno "specchio" che riflette il mondo reale, bensì una sorta di "martello" che picchia sull'incudine con furia e sofferenza per plasmare e modificare lo stato di cose esistente. Scrivere, dipingere, scolpire, esigono un ardore militante, una tensione o una pulsione rivoluzionaria. È una battaglia in cui l'artista si cimenta in modo indiretto, senza tessere di partito. Ciò esalta il valore autentico dell'arte, che altrimenti non sarebbe in grado di esternare nulla. Aggiungo una chiosa conclusiva, ma non esaustiva. Non basta saper scrivere per fare di un autore un grande scrittore.
 
 
 

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