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Aspettando Città Spettacolo: la storia del festival teatrale cittadino
 
     
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ven 22-08-2014 09:16, n.2633 - letto 867 volte

Aspettando Città Spettacolo: la storia del festival teatrale cittadino

1990: X edizione "Le Donne, I Cavalieri, L'Arme, Gli Amori" Finisce l'era Gregoretti

di Elide Apice

La X edizione di Città Spettacolo, si legge in “Verso la Mecca del Teatro?” aveva lasciato un segno indelebile nella città che si era riscoperta orgogliosa e fiera del suo nome.
C’era però stata una forte lacerazione in seno alla stessa rassegna  perché l’abbandono (tramite cacciata) del direttore artistico Gregoretti che per dieci anni, nel bene e nel male, aveva manato avanti il baraccone di spettacoli settembrini, lasciò un vuoto difficile da colmare per chi avrebbe dovuto preparare il nuovo allestimento.
“Era soprattutto la cittadinanza che chiedeva all’amministrazione di proseguire nel migliore dei modi quell’esperienza iniziata nel 1980 – afferma Stefano Mogavero in “Verso la Mecca del teatro?” -  Del resto i famosi addetti ai lavori di cui tanto si blaterava non giunsero, mentre i tanto auspicati ‘flussi turistici’ si trasformarono nei primi anni ’90 in una vera e propria chimera”. Città Spettacolo era dunque finita? “No- è la risposta di Mogavero - anzi si può affermare che almeno per quei primi dieci anni un po’ tutte le speranze iniziali erano diventate realtà.
Si era partiti con l’idea di far crescere culturalmente la città e l’obiettivo era stato in parte raggiunto, se si pensa ai numerosi luoghi ritrovati e recuperati come l’Auditorium Sana Nicola, il Teatro di Palazzo De Simone con i suoi giardini e le numerose viuzze e piazzette del centro storico.
Queste furono operazioni che assieme alla nascita del Conservatorio di Musica, decretarono un definitivo salto di immagine della città.
Nel 1990 ci fu una presa di coscienza di tutto ciò che si era fatto, un lavoro tutto sommato positivo, molto più di quanto andavano dicendo i famosi detrattori della rassegna che non scomparvero con la fine della rivolta anti-Gregoretti, anzi si moltiplicarono, forse perché dopo un decennio di spettacoli a buon livello, molti di loro pensando di aver imparato qualcosa in più, si sentivano in diritto di criticare ancora più aspramente quegli eventi”.
Torniamo agli eventi culturali della decima edizione di Città Spettacolo che fu affidata alla direzione artistica di Enzo Giacchieri, uomo di indiscutibile professionalità, ricorda Mogavero, che aveva alle spalle l’Arena di Verona, il San Carlo di Napoli e circa trent’anni di Rai.
Il suo non fu compito facile, ma ben presto il suo lavoro cominciò a piacere a tutti:  mantenne la caratteristica del festival a tema riuscendo a lasciare inalterata la qualità degli spettacoli, che in quella sua prima edizione furono ben undici presentati in prima assoluta, cui si aggiunsero otto concerti, oltre a incontri di danza, mostre, convegni, cinema e  naturalmente l’assegnazione del premio Bruno Cirino.
Il festival fu inaugurato il 7 settembre nella ormai usuale splendida cornice del Teatro Romano con “Un’estate Italiana”, ripresa dalle telecamere della Rai,  condotta da Maria Teresa Ruta e Giancarlo Magalli.
Tanti i nomi importanti di quella serata molto apprezzata dal pubblico: Nino Manfredi, Peppino Di Capri, Francesco Baccini, Valeria Moriconi, Maurizio Vandelli, Laura Biagiotti, Billy Preston, Wladimir Derevianko  “che allietò la serata con una performance sulle streghe e che poi il pubblico tornò ad apprezzare quando, sempre al Teatro Romano, si esibì con i balletti “Till Eulenspigel” e “La vita di un eroe” su musiche di Strauss.
Il primo verso dell’Orlando Furioso aveva dato il titolo alla rassegna: “Le Donne, I Cavalieri, L’Arme e Gli onori”.
Giacchieri aveva voluto così mettere in campo i temi dell’eroe umano e dell’atleta di grandi gesti, di intelletto, di animo di cuore, uniti dall’idea di sapore epico.
“Quell’anno su Città Spettacolo aleggio il mito dell’eroe e per questo fu scelto e inserito in cartellone Pirandello".
Una curiosità : da principio Giaccheri voleva che il titolo fosse solo “L‘Eroe”, ma fu preceduto dalla Rai che durante i Mondiali di calcio trasmise dal Colosseo “Il gioco dell’eroe” e così ripiegò sull’incipit dell’Orlando Furioso.
L’8 settembre, al De Simone, “Teatro e Società” presentò “La racconta storie”  di Renato Sarti con Valeria Moriconi e Patrizio Rispo, per la regia di Massimo Castro.
“Bruno Cirino Teatro” propose, al Massimo, “Le ragioni dell’altro”  di Pirandello, regia Luigi De Fusco, con Mario Maranzana, Paola Pitagora, Roberto Bisacco e Angela Cardile.
“La scelta del regista - ricorda Mogavero -  fu di dare una coloritura comica al personaggio di Guglielmo Groa e di collocare la trama in una dimensione sostanzialmente claustrofobica.
”Il guaio fu che lo spettacolo rimase comico solo nelle note di regia e la claustrofobia rimase affidata appena alle belle scene di Firouz Galdo. Per il resto prevalse la gran professionalità dei protagonisti. Da sottolineare qualche clamorosa risata proprio nei momenti che avrebbero dovuto costituire l’acme drammatico”.
Al Ponte romano ( in contrada Serretelle tra Santa Clementina e San Vito dove un pianoro fu liberato dalle sterpaglie proprio per quell’occasione) fu portato in scena “Il dialogo della palude” di Marguerite.
La storia drammatica  di sire Lorenzo e la gelosia per la moglie Pia dei Tolomei ero lo spunto per tratteggiare un dialogo serrato tra la perfezione morale e le sue contraddizioni.
Gli spettatori, fino all’ultima scena, non riuscirono a capire se sul palcoscenico si muovevano uomini o fantasmi, creature folli o anime sconsolate.
Il regista Cobelli volle dedicare quella pièce ai due traduttori ufficiali dell’opera della Yourcenar, Luca Coppo e Giancarlo Prati che erano stati barbaramente uccisi a ridosso di una scogliera senza che i loro assassini fossero rintracciati.
All’Auditorium San Nicola, “Teatro Trastevere” e “Psicoanalisi Contro” portarono in scena “E le sirene Cantavano …” di Sandro Gindro.
“Tre miti, Edipo, Enea, Ulisse, tre situazioni di vita contemporanea, l’ambiguità sessuale, il disagio esistenziale, questi furono i temi su una struttura dichiaratamente psicoanalitica”.
Stefano Piacenti fu autore e regista di “Opera Buffa” messa in scena dalla Solot al chiostro di Santa Sofia.
“Si trattò di un’esilarante commedia in cui veniva messo in discussione un mito del passato, Don Chisciotte che veniva proposto come eroe buffo, irreale, capace solo di suscitare tenerezza e ilarità.
La nostalgia di Piacentini  creò un cavaliere della Mancia protagonista di un’opera a metà tra il genere musicale e la prosa e l’esperimento piacque moto al pubblico che decretò il successo della compagnia e dei giovani attori ( Tonino Intorcia, Michelangelo Fetto, Mimmo Zerella, Gennaro Del Piano, Antonella Malatesta, Marino Raffio, Rita Nardone, Michele Cosentini, Giusy Abissinia, Valeria Borrelli, Filomena Carafa).
All’Auditorum San Nicola e non alla Rocca dei Rettori come era stato annunciato, il 12 e il 13 settembre, “La Pamela” di Carlo Goldoni, una produzione Torino Spettacoli per la drammaturgia di GuidoDavico Bonino e la regia di Filippo Crivelli.
 “Quello spettacolo nasceva dalla fusione de ‘La Pamela nubile’ ‘La Pamela maritata’ ambedue tratte dalla ‘Pamela o la virtù ricompensata’, romanzo dell’inglese Samuel Richardson del 1740.
Ancora Pirandello con “L’uomo, la bestia e la virtù”, produzione Apas, per a regia di Ugo Gregoretti con Flavio Bucci , Glauco Onorato, Micaela Pignatelli e Giampiero Fortebraccio, in scena al Comunale dal 13 al 15 settembre.
“In quell’occasione - scrive Mogavero - Gregoretti ritornò da regista alla sua rassegna con la messa in scena che, in quella occasione, assunse sfumature fortemente comiche.
L’intellettuale  professor Paolino immaginato da Gregoretti era attuale e familiare, somigliava infatti a Vittorio Sgarbi che ormai spopolava in tv col suo carattere di energico contestatore.
Del resto lo stesso regista -  continua Stefano Mogavero – aveva riferito del voluto accostamento con quello che rappresentava un personaggio, per lui, da schernire, evidentemente non considerando le grossi doti intellettuali del professore di Ferrara  che sarebbe diventato e non per caso, uno dei principali o forse l’unico, parlamentare italiano strenuo promotore dell’arte ed ella cultura, nonché accanito accusatore  dei barbari amministratori di tante città, Benevento compresa, che giornalmente devastano il patrimonio urbanistico e monumentale”.
La terza rappresentazione dedicata a Pirandello fu, al Teatro Massimo,  “Liolà”, Gitiesse Spettacoli, per la regia di Luigi Squarzina con regina Bianchi, Miranda Martino, Orso Maria Guerrini, Antonella Schirò. Emanuela Amato, Rosangela Nardiello, Geppy Gleijeses, Antonella Elia.
”Fu di certo una delle rappresentazioni che colpì di più non solo per il perfetto meccanismo scenico, ma anche e soprattutto per la qualità della messinscena, sicuramente di livello altissimo”.
A Palazzo De Simone, Pino Quartullo portò il suo “Quando eravamo repressi”al quale parteciparono Francesca D’aloja, Alessandro Gassman, Lucrezia Lante della Rovere e lo stesso Quartullo.
La pièce prendeva in esame le esperienze di quattro giovani dei nostri tempi, due coppie aperte, senza inibizioni, ma anche senza ideali, già segnati da esperienze consumate rapidamente,  inconsciamente più che cinicamente, che  confondevano il sesso con l’amore. Il tutto in uno spaccato di camere da letto comunicanti.
“La drammaticità dell’opera- ricorda Mogavero – si stemperava in un fondo brillante, disperato e divertente che, secondo la critica, poteva essere paragonato all’estro creativo di Woody Allen e di Pedro Almodovar.
Il Teatro Bellini produsse”Scugnizza” operetta di Carlo Lombardo e Mario Costa con Rosalia Maggio, Antonio Murro, Sara Di Lena e il Balletto dell’Operetta del Teatro Bellini per la regia di Tato Russo.
“Nel suo allestimento Russo mise ampiamente mano al libretto originale reinventando in parte i personaggi con l’intento di venir fuori dall’impostazione un po’ stucchevole e certamente demodé dell’operetta primo novecento”.
Duilio Del Prete  portò al San Nicola “Locale e T.A.V.” di Rodolfo Carelli.
Non mancò la rassegna cinematografica dedicata al cinema africano che proiettò film come “Camp de Thianroye”, “Nyamanton”, “Le medicin de Gafirè” .
Spazio, come sempre, alla musica  con i concerti di Francesco Nicolosi, della pianista Simona Padula e del Classic Jazza Ensemble al Chiostro di Santa Sofia, dove si esibì anche l’Orchestra Sinfonica del Sannio diretta da Paolo Ponziano Ciardi.
Lo stesso maestro diresse anche i “Concerti del mezzogiorno e del crepuscolo” in Villa Comunale l’8, il 9, il 15 e il 16 settembre.
Non potevano mancare i Musicalia che, il 15 settembre e in replica il giorno successivo, alla Rocca dei Rettori, presentarono “Tre fronne d’auciello cifrone” di Amerigo e Marcello Ciervo che si esibirono con Fausta Vetere, Giovanni Coffarelli, Carlo Faiello, La Macina, Musicalia.
"Per Tre fronne d'auciello cifrone (racconto con musiche di una fiaba sannita) chiamammo una serie di musicisti di musica etnica provenienti da molte regioni d'Italia per un confronto a più voci - confida Amerigo Ciervo -  Nel cortile della Rocca si sentirono risuonare pive, launeddas e ghironde, oltre alla splendida voce di Fausta Vetere. L'idea sarà poi ripresa da Maurizio Martinotti (La ciapa rusa) che - regista Moni Ovadia - costruirà Transitalia".
 Le mostre furono: “Tesori e cavalieri del trecento” curata da Elio Galasso al Museo del Sannio; “La Madonna nell’arte italiana del ‘900” a cura di Giuseppe Appella a Villa dei Papi; “Tra Stabia e Pompei” a cura del centro di Arte e Cultura, “Benephil’90” a cura dell’Unione Filatelica Beneventana cui si aggiunse, a via Meomartini, un’esposizione di Auto Storiche a cura di Sannio car.
Tre furono i convegni: ”Il primo tempo del teatro di Pirandello” al Museo del Sannio; “Il collocamento dei giovani nel mondo dello spettacolo” e “il Mundial visto da …”
Il premio Brunio Cirino 1990 fu assegnato a Glauco Mauri “ attore e regista che, leggendo il teatro passato, va guardando costantemente a quello futuro …”.
 La rassegna del 1990 fu un grande successo con il record delle presenze: ventimila furono, infatti, gli spettatori che portarono grande soddisfazione a Giacchieri che non solo accettò la nomina per il successivo anno scegliendo al contempo il titolo della XII edizione (L’ambiguo dal mito del Don Giovanni alle nuove seduzioni), ma accettò anche la presidenza dell’ETI - Ente Teatrale italiano.

(continua)
Fonti: "Verso la Mecca del Teatro?" di Stefano Mogavero ed. Realtà Sannita 
           Materiale informativo dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Benevento

 

 

 

 

 


 
 

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