“Madonna di rabbia” (Einaudi) di Simona Vinci è un libro forte e intenso che arriva al cuore e nel quale noi tutte donne madri o non madri possiamo riconoscerci con le nostre fragilità e con i tanti punti di debolezza.
E’ la storia di Eva, single per scelta, che si sente inadeguata al ruolo di madre di Agata che ama tantissimo ma che al contempo considera limite alla sua vita. Sarà proprio Agata dall'alto dei suoi nove anni a dare una svolta alla vita sconquassata di sua madre, Agata che si divide tra la sua casa povera disordinata e impolverata e quella bellissima dei nonni e del papà e che trova in Clara, un'anziana vicina di casa, la pietra angolare della sua giovane età e sarà proprio Clara a tendere una mano, a riconoscere nell’abisso di Eva i sensi di un suo antico segreto e a farla tornare a credere alla vita in un complesso percorso di risalita.
Eva, non a caso il nome indica la prima madre, sente su di sé tutto il peso di responsabilità che non può e non sa condividere mentre si perde nei meandri di chat di appuntamento per placare l'urlo interiore. In un quaderno è solita elencare le vicende delle “sorelle”, donne famose o comuni, da Silvia Plath a Doris Lessing, Nina Simone e tante altre che non sono riuscite o non si sono sentite all'altezza del ruolo di madre e le loro storie si alternano alle vicende più comuni e quasi banale della vita quotidiana delle protagoniste.
Un libro che mette al centro la maternità, la capacità di donare la vita, ma anche i limiti che significa essere madre. La scrittura è intensa, rende partecipe chi legge, ci si sente all’unisono nel grido di aiuto, nel senso di solitudine, nell’ossessione dell’inadeguatezza per un libro che tutte noi dovremmo leggere per sentirci meno sole nel rapporto di cura verso i propri figli
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