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Il pollastrone tenta una fuga senza scampo
     
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sab 29-06-2013 13:01, n.887 - letto 7924 volte

Il pollastrone tenta una fuga senza scampo

Le mitiche avventure di quelli del Viale Martiri d'Ungheria

di Enrico Cavallo

Al primo piano abitava il mitico "Zi'ndrea".
Non s'è mai capito quante famiglie coabitavano nella stessa casa
Zi'ndrea voleva bene ai bambini ... era uno di noi ... sempre dalla nostra parte, pronto ad abbeverare qualsiasi banda di assetati, anche se estranei e solo di passaggio, una persona di cuore.
Tra gli altri, a casa di Zi'ndrea abitava il "Mutillo", chiamato così perchè era muto, ovviamente.
Il Mutillo era un tutto-fare capace di ogni mestiere ed a lui erano affidate alcune incombenze più impegnative.
Un giorno esce per strada agitando un pollastrone per le zampe.
Non era un pollastro qualunque, era gigantesco, davvero un bell'esemplare "da combattimento".
Era ben chiaro che le cose avrebbero richiesto una particolare attenzione ed, infatti, un paio di omaccioni  accompagnavano il Mutillo verso il campetto a fianco del palazzo, pronti a tutto .
Il Mutillo si infila il pollastro fra le gambe, stringendolo bene per il corpo, tiene la testa con una mano, nell'altra brandisce un coltellaccio.
Gli omaccioni si posizionano dietro al Mutillo, e mantengono la "bestia" per le zampe mentre il Mutillo inizia a tagliare la gola del povero animale.

"Povero" per modo di dire !
Il disgraziato (nel senso del "fetentone") pollastrone era stato infatti ospite in casa di Zi'ndrea nei giorni e nelle notti precedenti ed aveva straziato con i suoi chiccirichì, tutti rigorosamente in piena notte, l'intero condominio.
Era come se avesse avuto il fuso orario non sincronizzato e cantava a squarciagola alle due, alle tre di notte, come se la sentiva sul momento.
Più o meno tutti i condomini avevano meditato vendetta.

Di conseguenza, la morte del pollastro, che pure era considerato un atto di semplice routine - sarebbe finita così anche se non avesse cantato - era diventata, sul momento, il gesto dovuto di una sana, semplice ma meritata vendetta.

Tutti a tifare per il Mutillo, dunque...

Il fatto era che questi tagliava e tagliava ma il pollo non dava segni di "moribondità", anzi !
Intorno al gruppetto dei taglia-testa, intanto, si era alimentata una bella crocchia spontanea di curiosi, ed anche sui balconi del condominio si assiepavano indomiti appassionati di ammazzamenti di piazza.

Ad un tratto, con un vigoroso colpo a sorpresa, il Mutillo stacca la testa al pollo.
Il disgraziato (rectius : maledetto), non aderisce alle aspettative di tutti e non si abbandona affatto alla morte ormai, se non sopraggiunta, certamente inevitabile ed imminente.
Anzi approfittando di un momento di incertezza degli omaccioni, che avevano allentato imprudentemente la presa alle zampe, si divincola e riesce ad avviarsi in una disperata quanto avventurosa fuga.

Un'autentica scena da film...
Il pollastrone, senza la testa, corre disperato verso il Viale Mellusi, la strada in discesa lo aiuta.
Dietro di lui a guidare la processione degli infuriati inseguitori, il Mutillo, col coltello in una mano e con la testa del pollo nell'altra.
Lo scatto improvviso verso il fuggitivo non è indolore per nessuno, e lo stesso Mutillo, pur secco e segaligno, ansima con affanno.
Urla disperate accompagnano l'inseguimento e non si contano gli espliciti inviti ad abbandonare ogni tentativo d'evasione : "omm'e mme', addo' vai", "disgraziat' (disgraziato, appunto) torna 'cca".

Subito dietro il Mutillo, gli sprovveduti omaccioni, impediti in un agevole inseguimento dalle pancie trabordanti, che tuttavia, sentendosi colpevoli agli occhi di tutti della fuga, cercano di recuperare il malfatto superando il Mutillo nella corsa.
Dietro, infine, lo stuolo di tutti i condomini, accorsi in aiuto ai curiosi già presenti, tutti improvvisati giustizieri di pollastri più morti che vivi.

Il pollastrone arriva fino al Viale Mellusi, percorrendo una cinquantina di metri in tutto ... è la fine per lui, ci ha provato; ma, si sa, nulla si può senza la testa.
Il trambusto ha ormai coinvolto anche tutto il vicinato.

Il malfatto viene stigmatizzato con una decisione storica.
Il corpo del malfattore, ormai vinto, viene infatti appeso per le zampe al culmine dello stenditoio del Mutillo, esposto a sgocciolare il poco sangue rimasto, come gesto puramente intimidatorio verso improbabili emuli.
L'onore del Mutillo, degli omaccioni, del condominio, del vicinato è salvo !
E tutti, passando, hanno parole di biasimo per il lurido fuggitivo e di commossa partecipazione al dramma di una temuta perdita della preda vissuto dai poveri inseguitori.

Erano gli anni '60.
Quelli che sarebbero stati i futuri animalisti, "nascevano" proprio in quei giorni e solo qualche decennio dopo incominciarono a far sentire la propria voce.

Io non ho mai più mangiato carne di pollastroni conosciuti, vivi o morti, di persona.








 
 


1 commento   top
n.250 - ha scritto Enrico Cavallo  29-06-2013 17:23:24  
avventure "mitiche" perchè nell'intero nuovo rione mellusi, anni '60, solo i giovanotti del viale martiti d'ungheria giocavano a pallone per strada;
niente di strano, direte voi !?
forse non sapete che il Viale è in discesa, al primo tempo, ma in salita, al secondo tempo...
difficilissimo giocare ;
infatti dopo un po' anche i più ostinati si rassegnavano a giocare nella attigua via foschini, più stretta ma quasi pianeggiante...
 
 
 

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