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P(a)role, Ministre: quanto vale il cambio?
     
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lun 24-02-2014 08:16, n.1719 - letto 544 volte

P(a)role, Ministre: quanto vale il cambio?

L'appuntamento con la rubrica 'Lingua di Genere' di Federica Formato

di Federica Formato


Ci risiamo, un passo avanti e dieci indietro: risultato nove indietro.
Un ballo strano perché i passi in avanti e quelli indietro sono fatti in giravolte da diversi gruppi di ballerini.
Non estendo la metafora, ma torno a parlarvi chiaro: mentre il nuovo Primo Ministro Matteo Renzi – qualsiasi sia la posizione politica – nel suo discorso ha usato forme maschili e femminili, anzi precedendo le femminili alle maschili come nel caso di ‘farò di tutto per meritare la fiducia sua (del Presidente Napolitano), delle deputate e dei deputati, delle senatrici e dei senatori’.
Forse qualcuno penserà che è solo ‘lingua’ e che questo non può cambiare le cose.
Eppure tante immagini, quotidianamente cambiano o rafforzano stereotipi.
Quelle tante immagini che costruiscono mondi, proprio come le parole.
Deputate, senatrici – non solo il femminile, ma anche il plurale e il titolo di lavoro, con naturalezza. 

Poi però si sono spenti i riflettori sul nuovo Presidente del Consiglio e di parole ce ne sono state tante, usate sui giornali, in televisione, sui social network e alcune ci hanno portato a fare quella danza all’indietro che descrivo qualche riga fa.
I figli delle ministre donne, la gravidanza della ministra donna, il look delle ministre e anche – perché chi più ne ha più ne metta – le competenze politiche delle ministre.
Una noia pazzesca, visto e rivisto.
Le donne ministre come manichini e madri, nient’altro.
Ad onor del vero, si è detto molto dei 9 figli di Delrio, forse bisognerebbe comparare le parole: che ci sia del machismo anche qui?
Che grande corsa a raccontare cose di cui il cittadino non ha interesse: che giornalismo è?
Non dovrebbero essere loro a saper usare la parola, a saper riportare lo svolgersi dei fatti?
Quelle domande: Chi? Come? Dove? Quando?
Forse no, le domande per il giornalismo di massa italiano sono altre e sono tutte noiosamente maschiliste (e non si fa in tempo a digerire un esempio che già ne è spuntato un altro: per esempio, l’articolo di oggi – Domenica – su Arisa da brutto anatroccolo a vamp).
Mi sembra di capire che il problema vada affrontato su due o multipli fronti con lo scopo di unirli, perché a recuperarne uno e a perderne un altro si finisce per fare quella danza brutta e disarmonica del sessismo più becero perché più radicato.
Da una parte, ovvero dall’unica parte ci devono essere i politici, i giornalisti e il resto del paese.
Tutti allineati per ri-costruire sopra le macerie linguistiche ergo culturali e sociali di questo paese.  
Scrivendo questo articolo penso a quanti di voi mi daranno ragione e forse, volendomi rimproverare, potrebbero dirmi: ‘l’hai già scritto’.
È vero! Eppure ci siamo ricascati tutti, aprire il giornale e sapere di trovarle lì quelle tracce di sessismo e maschilismo.
E io con questa rubrica mi impunto.
Lo continuerò a dire, magari capiterà qualcuno che leggendo e che prima stava dalla parte della barricata, possa capire che l’istituzionalizzazione del sessismo è sbagliato, così come il suo ripetersi insistentemente.
Restiamo dei gran voyer: ci piace guardare le persone e i personaggi attraverso la sfera privata anche se lavorano e operano della sfera pubblica: ci piace guardare nei loro armadi, nelle loro famiglie, nelle loro abitudini.
Il modo sbagliato di vedere le donne e di vedere le politiche e i politici: mantenendo il focus sul genere, sarebbe stato interessante vedere gli articoli sulla mancanza di un ministro/a alle Pari Opportunità.
Invece il genere resta ancora solo il sesso e la loro posizione nella società.
 
 
 

Ctg lingua di genere, commenti 1, letto 544 volte
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n.582 - ha scritto  19-05-2020 05:46:54  
 
 
 

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