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Premio Strega 2018: “L’amore a vent’anni” di Giorgio Biferali
     
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mer 04-04-2018 15:09, n.11013 - letto 476 volte

Premio Strega 2018: “L’amore a vent’anni” di Giorgio Biferali

Il libro edito da Tunuè è stato presentato da Lucio Villari

di Elide Apice

Una storia comune, fatta dei tanti giorni di una famiglia “normale”, mamma e papà che amano i loro figli, giorni che scorrono sempre uguali eppure così diversi; è la storia di Giulio, terzo figlio di una coppia che sta insieme da tanti anni e senza apparenti motivi di contrasto e la cui evoluzione viene attraversata dal vissuto di un bambino e poi di un adolescente per arrivare alla soglia dell’età adulta. 
Giorni di crescita, di scoperta, di nuove conoscenze e di nuovi amori.
E poi l’amore per Silvia che abita nel palazzo di fronte, ma che fino a quell’incrocio di sguardi era sconosciuta.
E’ “L'amore a vent’anni” (edizioni Tunuè) di Giorgio Biferali, presentato al premio Strega 2018 da Lucio Villari.
Diverse, quindi, le storie che si intrecciano in una narrazione dallo stile particolare, dai brevi fraseggi, dall’utilizzo dell’assenza dei segni del discorso diretto, dal continuo fluire di parole e di pensieri così come nascono nella mente del protagonista.
Giulio ripercorre la sua vita da quando bambino ha sempre concepito a famiglia come insieme di persone vicine tra loro, con quella paura, sempre la stessa, la malattia che “come un mostro” ogni tanto portava sua madre lontano da casa a farsi curare,  quel papà così vicino e così distante.
Lui il più piccolo di tre a osservare il mondo e la vita e si racconta da quando a otto anni scopre l’amore acerbo per una coetanea e ricorda pomeriggi in casa tra IT che spaventa, l’immane paura del finale di Roger Rabbit e il senso di cura per un Tamgothi.
Attraversa la sua età attraverso i simboli di quel periodo che sono sostrato comune ad una generazione di ormai quarantenni.
Si cerca, Giulio, attraverso la ricerca degli altri, attraverso l’amore altalenante per Silvia che è figlia unica di una famiglia ormai sfasciata e si trova costretta a vivere con sua madre in un rapporto malato fatto di rancori mai sopiti e ricordi che si rapportano al suo malessere esistenziale di cui sono causa.
Entrambi appassionati di cinema, di libri, di musica vivono a Roma, città che è a loro congeniale, ricca di stimoli e di bellezza, ma è come se li si narrasse ingabbiati, con limiti oltre i quali vorrebbero andare senza riuscirci.
Vivono il loro amore che è fatto di alti e bassi, di litigate e di passione, di telefonini spiati e di sensi di abbandono, ma lo vivono fino in fondo.
Almeno questo è quanto pensa Giulio che si sente attirato da quella relazione seppur con dubbi e pensieri distorti fin quando un'amara scoperta gli sbatterà in faccia la crudeltà di una realtà che è finale inaspettato.
Il mondo gli crolla addosso con tutta la sua brutalità, la sua coscienza è in bilico tra il chiarire e il tacere, il narrare o mentire.
Su tutti la decisione di andare finalmente all'estero e l'ultimo periodo del libro (Domani vuoi che ti accompagni all'aeroporto? No, gli ho detto! Mi accompagna mio padre e lui ha capito) fa intuire la possibilità di reale crescita.




 
 

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