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Eugenio Bennato con Le voci del Sud in "Qualcuno sulla Terra"
     
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dom 29-01-2023 18:02, n.14057 - letto 821 volte

Eugenio Bennato con Le voci del Sud in "Qualcuno sulla Terra"

La stagione concertistica dell'Accademia Santa Sofia

di Enrico Cavallo


(Monica Carbini) Enorme successo per “Qualcuno sulla Terra” lo spettacolo di Eugenio Bennato accompagnato dal fenomenale ensemble “Le voci del Sud”, altro straordinario evento della Stagione Concertistica 2023, proposta da Accademia di Santa Sofia sempre in sinergia con Università degli Studi del Sannio e Conservatorio di Benevento.

La direzione artistica, come sempre era affidata a Filippo Zigante e Marcella Parziale, e la consulenza scientifica a Marcello Rotili, Massimo Squillante e Aglaia McClintock. Un successo annunciato da un tutto esaurito, in un Auditorium Sant'Agostino di Benevento, gremito fino al massimo consentito della sua capienza, da un pubblico di appassionati ed estimatori, caloroso ed entusiasta, che ha potuto ammirare il suo idolo, musicista e intellettuale impegnato, simbolo identitario e culturale di intere generazioni, e prezioso ambasciatore della cultura partenopea, italiana e mediterranea nel mondo.

Eugenio Bennato è il padre fondatore della Nuova Compagnia di Canto Popolare (1967), dei Musicanova (1976) e poi del movimento Taranta Power per promuovere la Taranta nel mondo, solo per ricordare alcuni dei suoi tanti percorsi artistici e umani.

Nel progetto “Qualcuno sulla terra” o “i sette giorni della creazione”, vero e proprio poema in musica tra scienza e devozione, onirico e contemporaneo, affronta tematiche universali, con brani densi di suono e di concetti profondi, dalla scintilla primigenia della creazione dell’universo, alla bellezza come valore assoluto, dalla forza dell’uomo con la sua ragione, al suo cammino nel progresso e nella storia, fino alla responsabilità di ciascuno nelle nebbie della storia, piene di guerre e di incertezze.

Poi nel concerto tornano, centralissime, tematiche a lui care, come la sofferenza degli ultimi, dei poveri, dei migranti e delle minoranze, e il fortissimo senso di appartenenza a una terra, con le sue antiche lotte e le sue ribellioni per la libertà, incarnate da figure leggendarie realmente vissute come i briganti. Il concerto è aperto dall’ Ensemble “Le Voci del Sud”, strabilianti interpreti come Letizia D’Angelo soprano, Daniela Dentato mezzosoprano, Laura Cuomo contralto, Francesco Luongo tenore, Angelo Plaitano baritono, Edoardo Cartolano basso, Ezio Lambiase chitarra classica.

I cantanti, sono tutti talenti eccezionali dalle voci potentemente caratterizzate e distintive che però all’unisono suonano magicamente in una perfetta trascinante armonia. Da notare lo sconcertante registro di contralto di Laura Cuomo, bellissima, a dir poco, voce di profondità aliena che pare arrivare...dalla luna. E la fantastica agilità del tenore Francesco Luongo.

Arriva poi Edoardo Bennato ed è un crescendo di applausi e commozione per il suo pubblico. Verso la fine eseguirà anche alcuni dei suoi brani più noti, dedicati a briganti e migranti, come: Evviva chi non conta niente, Ninco Nanco, Ritmo di contrabbando, Ninna Nanna 2002, Che il Mediterraneo sia e Sponda Sud.

Il pubblico canta e partecipa a ogni canzone con calore e trasporto. Chiude il concerto con la sua canzone più conosciuta al grande pubblico, "Grande Sud" brano che portò, invitato, a Sanremo 2008. In quella occasione per la prima volta alla platea sanremese e televisiva venne offerta la sonorità della chitarra battente. Il bis è trascinante con la bellissima “Brigante se more” scritta con Carlo D’Angiò nel 1979, per lo sceneggiato Rai “L’eredità della priora”.

Dopo i consueti saluti di benvenuto e i ringraziamenti di rito da parte della Presidente “Amici dell'Accademia”, Maria Buonaguro, e della Direttrice Artistica Marcella Parziale, prima del concerto, abbiamo potuto ascoltare l’interessante preludio scientifico, curato da Aglaia McClintock, intitolato: Appia, Via delle genti, un intervento perfettamente coordinato allo spirito del concerto di Edoardo Bennato.

Aglaia McClintock, storica del diritto romano, Garante degli Studenti dell’Università del Sannio, ha parlato della Via Appia in questi giorni al centro del dibattitto politico e culturale. Da pochi giorni Benevento, insieme a molti altri comuni, ha firmato il protocollo con il Ministero dei beni culturali, per fare della Via Appia un Museo a cielo aperto. Parallelamente è in atto la candidatura della strada a patrimonio dell’Unesco. Sono opportunità uniche che coinvolgono moltissime professionalità.

Prima ancora che se ne occupasse il Ministero, ha rilevato la docente, sono stati i cittadini e le cittadine dei paesi che si trovano lungo la Via Appia a riscoprire quanta storia e cultura avessero a portata di mano, e ha formulato l’augurio che nel nuovo progetto appena siglato, questo movimento che parte dal basso sia opportunamente valorizzato. La docente si è poi soffermata sulla Via Appia come importante monumento. Un lunghissimo percorso, simile al cammino di Santiago di Compostela, che passa attraverso luoghi diversissimi per storia e cultura.

L’Appia, la strada stessa, è sì un monumentum, nel senso che “suscita memoria”, ma anziché essere statico, cioè collocato in un posto, lo è in modo dinamico, come un fiume che mette in contatto tra loro culture diverse: la romana, l’osca, la sannita, la greca, la giudaica, addirittura l’egiziana. La via Appia era finalizzata certo all’espansionismo militare e commerciale ma apriva anche Roma verso gli altri popoli.

Lungo l’Appia genti con tradizioni diverse non furono più isolate. L’Appia esprime nel suo più alto grado l’apertura romana verso l’altro e verso il futuro, la possibilità di entrare in relazioni di contatto e scambio con civiltà diverse, avvalendosi dell’altro grande ‘monumento’ romano: il ius, il diritto romano, quell’insieme di norme che nessun’altra società antica è stato in grado di elevare a scienza.

Un diritto, prima di tutto dei privati, la cui grande parte vitale si è sviluppata e accresciuta proprio nell’incontro con altre popolazioni, con gli stranieri. L’incontro con gli stranieri matura attraverso la “via”, la “lingua”, il “diritto”.




 
 


 

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