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 C’è tanta ricerca all’interno di un progetto musicale che attraversa storie di migranti e di sofferenza con tutto il portato di nostalgia e di malinconia che ne consegue in "E io lasso 'a casa mia", in scena stasera al Mulino Pacifico per la rassegna Obiettivo T.
E, vista la partecipazione del pubblico e il carico emotivo, si può certamente dire che ancora una volta si è colto nel segno portando in scena una ricerca precisa e attenta di Gennaro Del Piano, musicista, tra i più noti promotori culturali di Benevento e non solo.
Con Gennaro Del Piano, canto e voce recitante, in scena, Valentina Clemente, canto e voce recitante; Francesco Natale, chitarra e banjo; Sergio Prozzo, mandolino e mandola e Peppe Timbro al contrabbasso in un percorso fortemente suggestivo tra i brani musicali che in qualche modo hanno accompagnato le migrazioni dal sud Italia tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900.
Musica e testi evocativi, testimonianza di voglia di riscatto, di speranza di futuro e al contempo di sacrifici e di intenso dolore come declinati in toni drammatici nella prima parte, il momento del distacco, e in maniera più divertente nella seconda parte, a proposito delle differenze culturali e delle difficoltà di integrazione a partire dal dover imparare una lingua tanto diversa dal napoletano.
Una scelta di brani efficace e certamente difficile da operare nel contesto della vastissima produzione del tempo, ma che l’occhio attento dell’ideatore ha saputo in maniera egregia estrapolare proponendo alcune delle canzoni più iconiche del tempo ma anche molte tra le meno conosciute e altrettanto suggestive, egregiamente arrangiate e restituite al pubblico dalla bravura di tutti i valorosi e acclamati musicisti e naturalmente dai due cantanti in uno spettacolo che ha riscosso decisamente il consenso del pubblico.
Le migrazioni, quindi, al centro dello spettacolo e per questo dedicato ai migranti di oggi per un tema che ha ora solo spostato i luoghi di partenza di tanti e tante alla ricerca del proprio posto al sole senza nulla togliere al portato di sofferenza e, purtroppo,di disattenzione da parte di alcuni, troppi, pronti a sentenziare contro chi ha l’unica colpa di essere nato dalla parte sbagliata del mondo.
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