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 Maria Penna, partigiana beneventana, Francesco Pepicelli, eroe beneventano, Pietro Koch criminale beneventano. Loro al centro di una narrazione molto intensa, ieri in scena al Mulino Pacifico per le commemorazioni del 25 aprile.
Racconti che hanno attraversato menti e cuori, che hanno emozionato, indignato, convinto sempre più i tanti presenti della necessità di una resistenza continua. La storia di Maria Penna arrivata a Firenze seguendo il marito Rocco Caraviello di Torre Annunziata e con lui partigiana, si è intrecciata al sacrificio di Francesco Pepicelli (di cui chi scrive ha conosciuto la moglie dolente e sempre a lui legata) e alle storie di chi quei tempi li ha vissuti e ha vissuto la necessità, obbligo morale, di votarsi alla Resistenza per offrire agli altri la possibilità di un tempo migliore, di chi quei tempi li ha attraversati, negli occhi la paura, nel cuore il coraggio. E alle storie di chi, al contrario, di quei tempi ha trasmesso ai posteri l’orrore della violenza e della prevaricazione, il già citato Koch, ad esempio, considerato troppo violento dagli stessi nazisti, capo di una banda di malfattori, o Arturo Bocchini, anche lui sannita, capo dell’OVRA, che tutti chiamavano il viceduce per il suo immenso potere, sostenitore accanito delle famigerate leggi razziali.
Michelangelo Fetto protagonista e regista della pièce ha restituito in pieno al pubblico l’essenza di quei giorni e il forte anelito alla libertà. In scena anche Antonio Intorcia, eccellente narratore di quelle storie, Assunta Maria Berruti, immensa nel suo monologo dolente, Amerigo Ciervo, presidente provinciale Anpi, spinto alla recitazione dalla “necessità di essere testimone”. Un invito alla testimonianza attiva e alla necessità di una continua resistenza, perché il 25 aprile “ è tutti giorni” è arrivata da quel Bella Ciao intonato dapprima da Michelangelo Fetto e poi cantato da tutti e tutte con l’intensità dell’appartenenza a chi è consapevole dei rischi che la democrazia faticosamente raggiunta possa essere messa in discussione e in tanti si sono lasciati andare alle lacrime di commozione.
E come sempre, grazie Solot per le emozioni vissute e grazie ANPI per il coraggio della testimonianza

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