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“Lampedusa beach” ed è subito apnea
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sab 19-03-2022 08:42, n.13704 - letto 222 volte

“Lampedusa beach” ed è subito apnea

Ieri al Mulino Pacifico per Obiettivo T

di Elide Apice


La scena è quasi claustrofobica, uno spazio ridotto circondato da pareti evanescenti, al centro  Shauba (una emozionante Valentina Elia) che si lascia trasportare dal flusso delle correnti.
Sta scendendo in fondo al mare, quel mare che la separa dal sogno di Lampedusa e dal desiderio di una vita normale.
Inizia così Lampedusa Beach, produzione de I due della città del sole, il monologo teatrale di Lina Prosa, per la regia di Marcello Manzella, ieri al Mulino Pacifico per la rassegna Obiettivo T.
E con Shauba anche il pubblico si è sentito totalmente coinvolto nel viaggio senza ritorno della protagonista e dei settecento compagni di viaggio.
La violenza dell’imbarco, quasi una gara ad accaparrarsi un posto a prua, la violenza degli occhi carichi di vigliacco desiderio in chi è stato pagato per attraversare il mare ed invece si erge a carnefice e punta Shauba e la violenta su un letto che è fatto di schiene e di corpi di disperati ammassati uno sull’altro, come in una nuova tratta degli schiavi.
“E’ l’equilibrio l’elemento più importante del viaggio” urla Shauba a Mahama che l’ha aiutata a partire raccontandole di Lampedusa, facendole imparare a memoria i contorni dell’isola su cartoline che promettevano futuro.
Mahama non aveva detto, però, di quanto potesse essere pericolosa la partenza e di come spesso fosse impossibile l’approdo, non aveva raccontato i mille pericoli, confidando nella speranza e nella forza di Shauba che ora è sola in quel mare che la sta inghiottendo e che di lei non restituirà nulla.
Emozionante, commovente, intenso il monologo che fa riflettere su un fenomeno sociale verso il quale ancora tanti girano la testa preferendo ignorare e mentre con Shauba tocchiamo la sabbia di Lampedusa, Lampedusa Beach, appunto, quella dove si infrangono i sogni dei migranti, in molti abbiamo avvertito sulla pelle il brivido dell’impotenza, l’angoscia del non riuscire ad accogliere nelle giusta maniera questi migranti ( e i recenti fatti di guerra ci indicano chiaramente che vengono considerati migranti di serie B), il dolore di un’umanità allo sbando che ha perso  il senso dell’amore per l’altro.
“Ci sono spettacoli che si fanno ricordare” scrive sui social il direttore artistico di Obiettivo T, Michelangelo Fetto, e con lui si può affermare  che “questo lo ricorderemo a lungo!”
Prossimo spettacolo della Rassegna Obiettivo T il 1 aprile, alle 20:30, con lo spettacolo “EST – Disintegrazione”, un progetto di Electroshocktherapy (EST), realizzato con il sostegno di Mutamenti / Teatro Civico 14.


 
 

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