 La scena ha pochi essenziali oggetti, ognuno simbolo di un passato che non può essere dimenticato: un vecchio grammofono che era del nonno e che non può essere toccato, una antica macchina per cucire della nonna che dall’abito di nozze di sua figlia aveva recuperato l’abito per la prima comunione di sua nipote Matilde, una cesta di giocattoli che all’occorrenza si trasforma in simbolo di antiche attività familiari come la produzione di salsa, un cassettone che poi si immagina come mezzo di trasporto, in fondo una finestra che solo alla fine della pièce si svelerà come luogo di catarsi, quell’ armadio dove respirare piano tra gli odori degli abiti della madre e provare a sopravvivere in un ambiente ostile. E’ la narrazione di "Respiro piano", il monologo scrito da Nicola Maiello e Piera Russo che ne è anche regista e interprete, appuntamento, ieri sera, al Mulino Pacifico per Obettivo T, la rassegna di teatro a cura della Solot.
Un luogo indefinito della Campania degli anni ‘50, una casa tenuta al riparo da occhi indiscreti e da malelingue che “parlano leggendo nel pensiero”, una vita apparentemente normale con la presenza / assenza di una madre passiva e remissiva, di una nonna mater familias pronta a dare consigli infarciti di retorica e un padre estremamente severo e moralista e ligio ai doveri.
Con Matilde la piccola Anna, sorella amata da tutti soprattutto dal padre che ha invece nei confronti della primogenita un atteggiamento ostile. Matilde è sveglia, percepisce le differenze, ne chiede ragione, ma alle risposte evasive della madre si nasconde in se stessa e in quell’armadio dove cerca pace. La narrazione alterna flashback ad azioni contemporanee, in apertura troviamo Matilde adulta alle prese con lo sgombro di oggetti di quella casa che ora è diventata tutta sua, consegna tutto con apparente facilità agli operai anche se ( ed è cosa che abbiamo vissuto tutti) è doloroso staccarsi da ogni cosa che però “ è solo una cosa, si rompe, si aggiusta, si perde”, così le ripeteva uno “zio” che era l’unico a mostrarle un po' d’amore.
Quell’armadio, no, non riesce a lasciarlo andare, tentenna Matilde, si lascia andare al flusso dei ricordi… Ci sono legami troppo forti con alcune cose, legami che vanno oltre ogni logica, ma di quell’armadio non può liberarsi. E così ritorna tra gli abiti materni a “respirare piano per non farsi sentire”, qualcuno invece la sente.
I ricordi esplodono in un flusso di coscienza che attraversa i cuori degli spettatori e lì, davanti alla sua oasi di pace avviene la violenza di chi padre non era mai stato e che non ha mai sentito Matilde sua figlia perché di fatto la bambina non era sua.
Una maschera di un animale non ben definito copre il volto di Matilde nelle ultime scene, un barlume di coscienza, la consapevolezza di ciò che è stato e finalmente la catarsi che arriva con il gesto liberatorio di lasciar andare l’ultimo dei suoi ricordi, quell’armadio che simbolicamente racchiudeva il suo dolore.
Testo di grande potenza, interpretazione eccellente di Piera Russo che fa dell’uso del corpo, della mimica, del cambio di registro recitativo note vincenti del monologo in una azione scenica che coinvolge e attira gli spettatori nelle spire di una narrazione che non perde mai ritmo e pathos.
Grande spettacolo, è questo il teatro che ci piace, il teatro che taglia il respiro, apre a considerazioni, rende partecipi (non pochi spettatori si sono commossi fino alle lacrime).
Di Piera Russo, giovanissima, talentuosa, perfetta attrice e drammaturga sentiremo ancora parlare.
Respiro Piano ha avuto i seguenti riconoscimenti: Primo Premio concorso “Le Cortigiane” 2018, Napoli Menzione di Merito per il Premio Teatrale Nazionale “Franco Angrisano” 2018. Premio miglior attrice a “I corti della formica” 2018, Napoli. RESPIRO PIANO drammaturgia Nicola Maiello e Piera Russo regia Piera Russo con Piera Russo musiche Frankie Broccoli e Francesco Granatello scenografia Rossella Pugliese – laboratorio scenografico Alovisi disegno luci Marco Ghidelli aiuto regia Carolina Romano collaborazione artistica Elena Starace un progetto di Emotiva ProduzioneEmotiva con il sostegno di Teatro Segreto
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