Un libro necessario, “Montefalcone di Valfortore. L’emigrazione di fine ‘8oo”, di Marcello Zeppa (Scriptamanent edizioni) necessario per riportare alla luce un naufragio di cui si era persa la memoria.
Era il 17 marzo 1891 e a Gibilterra finirono i sogni di migranti partiti per trovare giorni futuri,t ra loro sedici persone “cariche di speranza” in viaggio verso “La Merica”. Marcello Zeppa, ricorda, ne era venuto a conoscenza da alcuni ricordi familiari, dalle parole del padre Italo, ma nessuno sembrava avere più memoria di nomi e fatti e ai tempi, nel 1994, l’uso di Internet non era ancora agevole. Inizia, però, un’accurata ricerca che porta al recupero di importanti documenti arrivando all’identificazione delle sedici vittime sannite di cui viene tracciato anche il profilo umano. Merito dell’autore è, infatti, indagare in quelli che potrebbero essere stati i loro pensieri, le speranze, le angosce e il dolore nel lasciare il paese natio (e le parole spesso si fanno struggenti). La nave scozzese che li trasportava al di là del mare si chiamava Utopia e utopica diventò la speranza dei tanti passeggeri. Le parole rincorrono sentimenti, la paura, le preghiere di chi era sopravvissuto, ricordano i funerali in terra straniera e un’assenza che di anno in anno si perde nel ricordo. Il testo diventa anche mezzo per narrare il fenomeno dell’emigrazione di fine ‘800 quando i migranti “eravamo noi” ed eravamo accolti da “La Merica” come gente senza dignità, inferiori ai già bistrattati “Negri” e ancora una volta, la narrazione si fa sentimento e sembra di essere nella mente di chi, dopo giorni di navigazione in condizioni precarie, scorgeva la Statua della Libertà e si apprestava al nuovo mondo e alla nuova vita che spesso era miserrima come quella che avevano lasciato in Italia. Un saggio, quindi, questo libro, che ha del saggio il rigore scientifico e della narrazione la capacità di una scrittura che rende agevole, interessante e coinvolgente la lettura.
|