Con la sua scrittura come sempre fluida e avvolgente Vincenza Alfano tratteggia in “La guerriera dei libri” (Solferino) la figura a tutto tondo di Guerriera Guerrieri, direttrice della Biblioteca Nazionale di Napoli ed eroina di una forma di resistenza culturale nel pieno della seconda guerra mondiale.
Si deve a lei, infatti, se la Biblioteca nazionale ha preservato antichi manoscritti e capolavori del passato letterario, tra i quali anche l’originale del L’infinito firmato da Giacomo Leopardi.
Guerriera Guerrieri, nomen omen, decide con impeto e passione di far di tutto per salvare i libri conservati in Biblioteca mentre a Napoli si vivono tragici momenti tra bombardamenti e la presenza invasiva dei nazifascisti.
Non demorde, lei, donna ai vertici di una istituzione culturale e chiede, implora e finalmente ottiene di gestire l’immenso patrimonio agendo sempre in prima persona e assumendosi tutte le responsabilità del caso e al contempo compiendo vere e proprie imprese ardimentose che avrebbero potuto mettere a repentaglio la sua stessa vita.
Il romanzo che parte da una storia vera si articola in un doppio piano narrativo e alterna capitoli nei quali Guerriera appare fredda e decisa, incapace di cedere a vezzi o debolezze, ad altri capitoli che sembrano seguire il flusso di coscienza della protagonista alle prese con una fragilità taciuta agli altri. Espediente narrativo è la figura di Mariuccia, figlia dei vicoli, costretta ad abbandonare gli studi, che trova in Guerriera chi le indicherà la strada proprio tra i libri e che diventa in qualche modo una sorta di figlia mai avuta in cui Guerriera può riversare la sua femminilità (che resta sempre nascosta agli occhi di tutti).
Alcune di queste pagine sono struggenti, chi legge si trova di fronte al pensiero più intimo di una donna che alla quale, seppur direttrice, non viene mai riconosciuto il suo ruolo e sarà per sempre chiamata Signorina. Una donna che a volte scioglie la treccia nera e si trova ad ammirare la sua chioma bruna sempre sacrificata in una acconciatura anonima.
Una donna consapevole del suo ruolo in una società di stampo patriarcale e maschilista e consapevole di aver rinunciato alla sua vita privata per donarsi al mondo della tutela dei libri, ma anche una donna capace di interfacciarsi con il Ministero della Cultura, col filosofo Benedetto Croce, e che è incapace di rinunciare alle sue idee anche quando queste potrebbero metterla in pericolo.
Un libro profondo e intenso, una trama che intreccia sentimento a passione e resistenza anche contro un impianto burocratico che allora come oggi limita il campo di azione e che può essere monito per chi legge e per le generazioni future: solo nei libri si può trovare la verità, solo dai libri si potranno avere risposte.
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